Il volume che raccoglie le informazioni più aggiornate sul Dipartimento di Archeologia e le sue attività didattiche e di ricerca
L’archeologia all’alba del XXI secolo: una scienza del passato tra presente e futuro
Presentazione del Prof. M. Tosi (Direttore del Dipartimento di Archeologia)
Nel corso della seconda metà del XX secolo le radicali trasformazioni della società indotte dal progresso scientifico e dall’aumento esponenziale del benessere economico, soprattutto in Europa e negli altri paesi industrializzati, hanno profondamente influito sull’archeologia, in quanto strumento per la conoscenza del passato. Forse più di qualunque altra disciplina nel composito mosaico dell’insegnamento universitario, l’archeologia ha subito l’effetto combinato di più rivoluzioni: da quella sociale a quella dei sistemi di comunicazione, da quella digitale a quella delle tecniche di telerilevamento. A monte di tutto vi è stata comunque l’esigenza materiale e spirituale di trovare nel passato conferme di continuità che legittimassero le condizioni del presente. Il passato andava recuperato non soltanto per essere conservato in pochi luoghi preposti, musei e parchi archeologici, ma per essere vissuto dalla collettività ormai mobilitata da un’informazio ne multimediale sempre più invasiva. Il "mestiere" dell’archeologo somiglia sempre di più a quello del medico per il quale nessuno conosce tutto anche se deve sapere di tutto: il lavoro si deve svolgere secondo protocolli tanto precisi quanto espliciti e comunque governati da un’etica stringente per la quale ogni intervento sul terreno ("il paziente") deve far riferimento ad una diagnostica preventiva di alta risoluzione. Anche sul piano procedurale il parere del luminare interessa poco, se non è supportato da un solido scheletro di analisi e dalla concertazione con gli specialisti. Così da nicchia tranquilla di pochi studiosissimi personaggi, sospesi tra biblioteche, musei ed i romantici spazi riempiti dalla nostalgia delle civiltà scomparse, l’archeologia è diventata una professione fatta di carte, diagrammi, modelli predittivi e procedimenti sperimentali, analisi chimiche e datazioni radiometriche, foto satellitari e inventari informatizzati, GIS, matrici stratigrafiche ed i resti biologici dell’ambiente scomparso.
Questo straordinario bagaglio di conoscenze e strumenti tecnici non soltanto ci ha resi autonomi rispetto ad altri comparti disciplinari, ma ha aperto le porte ad una professionalità quindi più vasta e articolata al suo interno. Il mestiere dell’archeologo somiglia oggi sempre più ad una libera professione, mentre diminuiscono le opportunità per l’inserimento nelle pubbliche amministrazioni. Quando mi iscrissi all’università, nel 1963, gli archeologi erano tali in quanto dipendenti pubblici, divisi tra università, musei ed enti di tutela; oggi invece la maggioranza di quanti si iscrivono ai corsi universitari non avranno un posto fisso, nè lo stipendio garantito fino alla pensione, ma eserciteranno la libera professione. Si dovranno confrontare con Comuni, Province, Regioni, Soprintendenze o la miriade di uffici dell’Unione Europea, spesso in bilico se lavorare da soli o in gruppo, in cooperativa o per Srl. Articolati su tre livelli di progressiva specializzazione, i nostri corsi universitari sono stati attrezzati per addestrare gli studenti per una conoscenza operativa del passato, per servire ad una mobilità di lavoro fatta di appalti, bandi di gara, convenzioni, contratti a termine e progetti di breve durata. D’altra parte anche il prodotto richiesto dal mercato non è più soltanto fatto di sopralluoghi, ricognizioni e scavi, da trasformare in relazioni scientifiche o libri, o altrimenti in vincoli e lezioni universitarie. Sono nate nuove forme di attività professionale come consulenze, progetti di parco, itinerari turistici, elaborazioni tematiche del territorio, analisi di laboratorio, mostre e musei, piani didattici e naturalmente tanto tanto computer.
A rendere la trasformazione ancora più radicale è arrivata infine la rete globale di Internet che sta mutando anche i modi di leggere e scrivere: al distacco collettivo dalle biblioteche si sostituisce in molti casi l’isolamento domestico, che ci tiene incollati al monitor nei ritagli della giornata o in lunghe sedute notturne. Nel futuro prossimo venturo, una babilonica biblioteca di testi e archivi sarà accessibile con il PC, dalle mura domestiche e dal mosaico sempre più completo degli spazi wireless.
L’offerta didattica ha dovuto adeguarsi più volte negli ultimi anni, per misurasi con riforme ed innovazioni, in un negoziato continuo sia con le autorità accademiche e statali sia soprattutto con gli altri archeologi. Le lezioni frontali non bastano più e vanno integrate da un apparato tecnico organizzato in esercitazioni, seminari e laboratori tecnici, ma soprattutto con le attività sul campo, scavi e ricognizioni, effettuate in molti regioni e paesi dall’Europa centrale all’India, in una dimensione internazionale di collaborazione con le università e gli enti di tutela di molti paesi, pur facendo perno sulle civiltà mediterranee che tuttora rappresentano il mattone primo della nostra identità.
In entrambe le sedi istituzionali di Bologna e Ravenna, arricchite dalle infrastrutture di appoggio scientifico e logistico di Monterenzio nell’Appennino Bolognese ed Acquaviva Picena presso Ascoli, fino alla remota Samarcanda nel cuore dell’Asia, il Dipartimento di Archeologia si è attrezzato a fornire un diversificato quanto completo spettro di opportunità, dallo studio dei processi evolutivi della preistoria fino all’archeologia medievale, ma soprattutto su tutto l’insieme degli approcci cognitivi attraverso l’analisi dei materiali, delle strutture architettoniche e del territorio inteso tanto come spazio insediamentale quanto come ambiente naturale. I testi di presentazione raccolti in questo volumetto convergono nel confermare che il punto focale del discorso scientifico e didattico perseguito dal Dipartimento è quello di sviluppare una conoscenza a tutto tondo del passato partendo dalla ricostruzione analitica dell’universo materiale direttamente percepibile dall’insieme dei resti archeologici.
La capacità per il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna di provvedere ad un’offerta didattica abbastanza ampia da diventare competitiva in ambito europeo nonostante le condizioni critiche dell’Università italiana nel presente è stata determinata da scelte lungimiranti della Direzione consolidate dall’appoggio di Presidi e Rettori fin dalla metà degli anni Novanta e non di rado sostenute delle Fondazioni bancarie più attive in Emilia-Romagna. Fulcro e ragione di tale polivalenza è stata la possibilità di articolare il Dipartimento su due sedi distinte, corrispondenti ad altrettante Facoltà, quella di Lettere e Filosofia a Bologna e quella di Conservazione dei Beni Culturali a Ravenna. Questa divisione ben corrisponde a come si sono differenziati i ruoli dell’archeologia nella società contemporanea, per la quale la disciplina deve essere al contempo scienza del passato e strumento attivo per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico nel territorio. Riunire queste due anime in un’unica persona è diventato impossibile. Lo studente aspirante archeologo all’Università di Bologna dovrebbe pertanto decidere fin dall’inizio la destinazione del suo percorso formativo, aiutato anche nella difficoltà iniziale delle scelte, dalla disarticolazione degli studi in tre fasi, avviata dieci anni orsono dall’Unione Europea proprio presso il nostro Ateneo e pertanto a ragione definita "Processo di Bologna". Dopo un triennio formativo lo studente può scegliere la sua specializzazione per i due anni successivi. L’ordinamento dei corsi è stato concepito in modo da fornire quegli strumenti tecnici e teorici necessari per affrontare al meglio i diversi ambiti della disciplina, pur mantenendo uno spazio cognitivo di ampia angolatura. La partecipazione alle attività sul campo, nei laboratori ed alle ricerche sul territorio fin dal primo anno del triennio formativo consente loro proprio di entrare immediatamente nell’ottica della ricerca, scegliendo fra numerosi progetti di ricerca in Italia e all’estero. Naturalmente i progetti più consolidati per durata ed impegno sono quelli nei territori più vicini alle sedi istituzionali e lungo il versante adriatico tra Romagna e Marche, come quello della città etrusca di Marzabotto (BO), del centro celtico di Monte Bibele (BO), il complesso tardoantico presso Galeata (FC) e la città romana di Suasa (AN). Più recenti, ma non meno importanti in questo ambito prossimale, le ricerche nel porto romano-bizantino e sulle mura di Classe a Ravenna, gestite dal Dipartimento in stretta collaborazione con la Fondazione RavennAntica. Con la costituzione nel 2000 del Centro Studi per l’Archeologia dell’Adriatico con sede a Ravenna il Dipartimento si è fatto promotore del coordinemento interregionale della ricerca storica ed archeologica, confermando l’impegno di studio tra le due sponde dell’Adriatico avviato dalla Missione Archeologica in Albania, riconosciuto come uno dei più importanti progetti di ricerca italiana all’estero.
Al di fuori dell’Emilia-Romagna, oltre che sul versante adriatico, il prestigio del Dipartimento è confermato in Italia ed all’estero dalle concessioni di scavo ottenute dai suoi docenti in alcuni dei siti più prestigiosi al mondo: Pompei ed Ercolano, Ostia Antica, la capitale dell’alleanza gallica del II-I secolo a.C. a Bibracte in Borgogna, la città dell’Età del Bronzo di Tilmen nella Turchia sud-orientale, la città bizantina di Bosra in Siria, Samarcanda ed il delta del Murghab fra Uzbekistan e Turkmenistan in Asia Centrale, luoghi priviligiati per lo studio della Via della Seta, e, ultimo acquisito in ordine di tempo, il più antico porto protostorico dell’India sul Mare Arabico a Lothal.
Certo l’archeologia, attraverso lo studio del territorio e della cultura materiale in sé e per i suoi contesti, non esaurisce la complessità dei processi cognitivi confluenti verso la ricostruzione del passato. Non dobbiamo dimenticare che i più importanti strumenti per la ricostruzione del palinsesto storico restano la lettura e l’interpretazione dei testi antichi, prerogative delle discipline filologiche e storiche raggruppate in altri dipartimenti. Con questi gli archeologi lavorano in stretta collaborazione sia per la ricerca sia sul piano didattico nella definizione delle traiettorie di studio tanto a livello formativo quanto specialistico. Per arricchire l’attuale panorama filologico offerto dall’Università di Bologna, il Dipartimento di Archeologia ha incluso nella sua offerta didattica anche i corsi relativi a due gruppi di lingue e scritture antiche: l’etrusco e l’egiziano antico, nell’ambito degli insegnamenti offerti dalla rispettive Cattedre di Etruscologia e di Egittologia, e più recentemente l’Assiriologia, ed in particolare il Sumerico, come complemento all’Archeologia Orientale in vista dell’avvio di importanti progetti di lunga durata nel Vicino Oriente.
Quella del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna è un’offerta didatticoscientifica che tende ad adeguarsi alle esigenze professionali richieste per il lavoro sul territorio. La domanda relativa alla tutela dei beni archeologici passa sempre più attraverso l’archeologia preventiva per cui lo scavo tradizionale diventa uno strumento di secondo piano rispetto alle prospezioni geofisiche, all’analisi geo-archeologica dei depositi antro10 11 pici affioranti e all’analisi del territorio attraverso il telerilevamento. Nell’impossibilità di strutturare in tempi brevi un adeguato corpo docente, anche in considerazione delle difficili condizioni economiche nel mondo e soprattutto in Italia, il Dipartimento ha investito una parte considerevole delle risorse disponibili sia in contratti a termine ed assegni di ricerca per i giovani specialisti sia nell’organizzazione di una scuola dottorale e di master e summer schools. In quest’ottica si è investito molto negli ultimi anni in una serie di accordi con altri istituti dell’Alma Mater che consentano ai nostri studenti di usufruire delle loro infrastrutture e competenze, quali il Centro Interdipartimentale di Ricerca per le Scienze Ambientali (CIRSA) a Ravenna ed il DISTART (Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento e del Territorio) a Bologna. Strumento trasversale ed ubiquitario per utilizzare le innovazioni tecnologiche e recuperare ad esse anche i dati delle diverse scale di dettaglio è naturalmente l’informatica attraverso l’uso costante, quasi consuetudinario ormai, delle tecnologie digitali. Per questo non potevamo dipendere da alleanze esterne, ma si doveva disporre degli strumenti nel nostro più diretto ambito di gestione. Nel 2001 è stato costituito il TE.M.P.L.A. - Centro di Ricerca per le Tecnologie Multimediali Applicate all’Archeologia, con lo scopo di istituire al nostro interno un’ organizzazione per la ricerca, il coordinamento, la programmazione e lo sviluppo delle oramai molteplici attività collegate con l’uso delle tecnologie informatiche della documentazione, classificazione ed edizione dell’informazione archeologica.
La dinamica "Territorio – Risorse – Popolazione" è diventato il riferimento principale per definire i processi di affermazione della civiltà e le condizioni di sviluppo in tutte le epoche. Studiare l’economia e la società umana nel suo variare nel tempo vuol dire creare basi di dati sempre più grandi e precise integrate tra loro dai dettagli georeferenziati dei contesti di scavo alle cartografie tematiche del territorio.
Per questo fondamentale ambito di ricerca serve l’informatica dei Sistemi Geografici Territoriali, e soprattutto la bioarcheologia, ovvero lo studio dell’ambiente naturale e delle relazioni ecologiche tra la popolazione umana e le risorse del territorio per la ricostruzione dell’economia nelle varie epoche partendo dall’identificazione dei resti di piante ed animali. A tal fine è stato costituito il Centro di Ricerche di Bioarcheologia ArcheoLaBio, operante nella sede di Ravenna, quale struttura di riferimento del Dipartimento per l’analisi dei reperti naturalistici, faunistici e floristici, legati ai contesti archeologici.
E’ evidente da tutto questo che per quanto solido nelle sue strutture e nei suoi ordinamenti, il Dipartimento di Archeologia deve confrontarsi con una costante tensione morale affinché l’equilibrio tra didattica e ricerca sia mantenuto in tutti gli ambiti disciplinari. Il Passato è il nostro oggetto di studio, ma perché esso sia a tutti gli effetti utile al Futuro della società umana superando l’ansia espressa da George Orwell in 1984, non serve il controllo di un utopico Ministero della Verità, ma l’impegno etico di tutti noi, docenti e studenti, a fare della conoscenza uno strumento operativo nel Presente.
Dicembre 2009